Il webinar promosso da ANCI il 30 aprile 2026 sulla quarta call del programma URBACT ha offerto un’occasione particolarmente utile per amministrazioni locali, unioni di comuni e territori interessati a rafforzare la propria capacità di innovazione attraverso la cooperazione europea. L’incontro, dedicato alla nuova call per le Action Networks aperta il 17 marzo e in scadenza il 17 giugno, ha restituito un messaggio chiaro: URBACT non è soltanto un programma europeo, ma uno strumento di trasformazione amministrativa, organizzativa e territoriale, capace di aiutare gli enti locali a sperimentare, apprendere e innovare in modo concreto.
Ad aprire i lavori è stata Claudia Giovannini, responsabile dell’Area Politiche europee e cooperazione internazionale di ANCI, che ha ricordato il ruolo di ANCI quale National URBACT Point da oltre vent’anni e, più recentemente, punto di contatto anche per il programma EUI. Un presidio che continuerà fino al 2029, accompagnando i Comuni italiani nella lettura delle opportunità europee e nella costruzione di percorsi di accesso più consapevoli e strutturati ai programmi UE. In apertura, si è sottolineato come questi strumenti europei siano oggi essenziali per accompagnare la trasformazione dei territori: «Programmi che consentono rigenerazione e innovazione dei centri urbani, che fanno cambiare il volto delle nostre città e le rendono davvero europee».
A rafforzare questo quadro è stato Ivan Curzolo, del Dipartimento per le Politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha evidenziato come URBACT ed EUI siano oggi strumenti centrali per l’internazionalizzazione delle politiche territoriali italiane. In questi anni, ha osservato, i Comuni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante non solo nell’attrarre risorse, ma anche nel produrre strategie, contenuti e modelli di governance per lo sviluppo locale. In questo contesto, l’Italia si conferma tra i Paesi con i migliori risultati in URBACT, anche grazie al lavoro di accompagnamento svolto da ANCI. «I progetti europei sono una grande opportunità di collaborazione. Trasferire esperienze, competenze, capacità d’azione e innovazione».
È proprio questo il punto emerso con maggiore forza nel corso del webinar: il valore di URBACT non risiede principalmente nella dimensione finanziaria, ma nella sua capacità di attivare processi, costruire alleanze, consolidare competenze e generare cambiamento amministrativo. Le testimonianze dei territori intervenuti hanno mostrato con grande chiarezza come il programma produca impatti profondi e duraturi ben oltre il ciclo progettuale.
Torino: URBACT come leva di cambiamento organizzativo
Tra le esperienze più significative, quella del Comune di Torino ha restituito con particolare efficacia il valore metodologico del programma. Valeria Vacchiano, del Settore Fondi Europei, ha raccontato l’esperienza della città nel progetto Femact-Cities, dedicato alla trasformazione urbana in ottica di genere. Attraverso questo percorso, Torino ha costruito il proprio Gender Equality Plan, sviluppato mediante un processo partecipativo che ha coinvolto un ampio numero di attori territoriali e numerosi dipendenti dell’amministrazione. Il risultato non è stato soltanto un documento strategico, ma uno strumento organizzativo interno capace di incidere sul funzionamento dell’ente e di porre le basi per un bilancio di genere strutturato. Come ha spiegato Vacchiano, «la caratteristica di URBACT è quella di offrire una metodologia consolidata ed efficace per costruire dei processi comuni». L’esperienza torinese dimostra bene come partecipare a URBACT significhi rafforzare contemporaneamente amministrazione e territorio: un investimento in apprendimento, cooperazione e capacità istituzionale, che può produrre effetti durevoli sia all’interno dell’ente sia nella relazione con gli stakeholder locali.
Unione Romagna Faentina: innovare anche nei territori medio-piccoli
Uno dei messaggi più rilevanti emersi dal webinar riguarda la piena accessibilità del programma anche per territori non metropolitani. Nadia Carboni, dirigente Settore Sviluppo economico e Smart city dell'Unione della Romagna Faentina, ha evidenziato con grande chiarezza come URBACT sia uno strumento particolarmente adatto anche ai territori medi e piccoli, spesso erroneamente percepiti come marginali rispetto ai programmi europei. L’Unione ha lavorato sui temi della mobilità tra aree urbane e rurali, dell’accessibilità ai servizi e della qualità degli spostamenti quotidiani. Il punto di partenza era una domanda concreta: come garantire ai cittadini, anche nei territori meno densi, accesso ai servizi essenziali in tempi ragionevoli? La risposta non è passata dalle infrastrutture, che URBACT non finanzia direttamente, ma dalla costruzione di capacità territoriali, dalla sperimentazione e dal confronto europeo. Carboni lo ha spiegato con particolare efficacia: «URBACT non finanzia infrastrutture, non porta particolari risorse sotto questo punto di vista, ma è uno strumento per lavorare sulle capacità del territorio». Ed è proprio qui uno dei punti più rilevanti del programma: non finanziare opere, ma rafforzare la capacità dei territori di immaginare, testare e adattare soluzioni. L’esperienza della Romagna Faentina ha prodotto risultati molto concreti: il rafforzamento dell’iniziativa Bike to Work, poi riconosciuta da URBACT come buona pratica; la nascita di spin-off come Bike to School; azioni di urbanismo tattico per il riuso dello spazio pubblico; sperimentazioni di trasporto a chiamata nelle aree rurali e servizi di mobilità serale per i giovani. In questo quadro, Carboni ha richiamato un passaggio centrale: «La sfida vera è quella di sperimentare, anche sbagliando a volte: ci possono essere insuccessi, ma da questo si può imparare e migliorare quanto già si fa».
Colle Val d’Elsa: non partire dal bando, ma dal bisogno
Particolarmente significativa anche la testimonianza di Iuri Bruni per il Comune di Colle di Val d’Elsa, che ha proposto una lettura di URBACT come leva di innovazione amministrativa prima ancora che progettuale. Il messaggio è stato uno dei più utili per i piccoli e medi enti: «Non bisogna mai partire dal bando, ma dai nostri bisogni». È da qui, ha spiegato Bruni, che va costruita una strategia europea efficace: partire da una sfida locale concreta e individuare poi lo strumento europeo più adatto ad affrontarla. È questo l’approccio che ha guidato Colle Val d’Elsa nell’utilizzo di URBACT per ripensare l’attivazione sociale e culturale di un nuovo spazio destinato a biblioteca urbana: non il finanziamento dell’opera, già impostata, ma la costruzione delle condizioni per renderla uno spazio vivo, aperto, partecipato e realmente utilizzato dalla comunità. La riflessione di Bruni ha colto uno dei nuclei più profondi del programma: «URBACT non è solo un programma, è un modello». Un modello che consente di finanziare non tanto le opere, quanto la capacità di attivare sperimentazioni civiche, processi di coinvolgimento e modelli di gestione condivisa.
Arezzo: il valore del metodo e della rete
Anche l’esperienza del Comune di Arezzo, illustrata da Alma Serica, ha mostrato con chiarezza la forza del metodo URBACT nei processi di innovazione sociale. Nel progetto TechDiversity, Arezzo ha lavorato con otto città europee per favorire l’accesso di giovani NEET e persone con disabilità ai settori del lavoro tecnologico, sviluppando un approccio più inclusivo all’economia digitale. Il valore del progetto non è stato soltanto nei risultati raggiunti, ma nella qualità delle relazioni costruite e nella capacità di consolidare una partnership locale ancora oggi attiva. Come ha sottolineato Serica, «la differenza l’ha fatta la metodologia di URBACT»: strumenti di facilitazione, co-progettazione e analisi condivisa dei problemi hanno permesso di trasformare un’idea inizialmente complessa in un percorso operativo concreto.
Genova: URBACT come acceleratore di trasformazione urbana
La testimonianza del Comune di Genova, portata da Gianluca Saba, ha mostrato con grande chiarezza il valore cumulativo di URBACT. Dal 2013 a oggi, Genova ha partecipato a quattro progetti URBACT, accompagnando attraverso questi percorsi la propria trasformazione da città industriale e portuale a città sempre più orientata alla cultura, al turismo e alla qualità della vita urbana. Dalla costruzione del city branding alla comunicazione strategica, dal turismo sostenibile fino al più recente progetto Cities After Dark sulla night-time economy, URBACT ha agito come un acceleratore di cambiamento. Saba lo ha sintetizzato con una formula molto efficace: «Non si entra in URBACT per un fatto di denaro». Il valore, ha spiegato, sta altrove: nella crescita di chi lavora ai progetti, nel potenziale di trasformazione che questi percorsi attivano e nella capacità dell’amministrazione di innovare sé stessa.
Siena: il gruppo locale come infrastruttura di lungo periodo
Anche Siena, attraverso l’intervento di Marcello Sacco, ha posto l’attenzione su uno degli elementi più rilevanti del programma: l’Urbact Local Group. Nella sua esperienza, prima in una rete nazionale e poi in un progetto internazionale sulla biodiversità urbana, il gruppo locale si è rivelato la vera infrastruttura immateriale del progetto: il luogo in cui amministrazione, istituzioni culturali, stakeholder e associazioni costruiscono insieme una capacità stabile di cooperazione. Il gruppo locale non è un adempimento, ma una piattaforma di governance che continua a produrre valore anche oltre il progetto.
Un’opportunità strategica per i territori trentini
In questo quadro, URBACT può rappresentare per i Comuni trentini non soltanto una fonte di opportunità europea, ma uno strumento concreto per rafforzare capacità amministrativa, cooperazione territoriale e innovazione pubblica. Non un programma da inseguire per il finanziamento, ma una leva da utilizzare per trasformare bisogni locali in progettualità europea strutturata. È in questa capacità di tradurre sfide territoriali in sperimentazione condivisa che si misura, oggi, il valore più profondo di URBACT.