Nel quadro delle politiche europee, il Comune di Trento ha dedicato un impegno crescente nel promuovere progetti capaci di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione digitale e cooperazione internazionale. Ne abbiamo parlato con Andreas Fernandez, Assessore alla Transizione ecologica e digitale del Comune di Trento, che in questa intervista racconta il valore strategico dei programmi europei, i risultati raggiunti e le prospettive di una città che guarda all’Europa come orizzonte di crescita condivisa.
Per quali motivi un’Amministrazione comunale dovrebbe impegnarsi a cogliere le opportunità offerte dai programmi europei?
«I motivi sono diversi. L’esperienza del Comune di Trento ci dice che i programmi europei rappresentano strumenti concreti per trasformare le strategie politiche in azioni tangibili. Ad esempio, per una città come la nostra significa poter accelerare processi di innovazione e sostenibilità che da soli sarebbero più lenti o difficili da realizzare. Inoltre, permettono di mettersi in rete con altre città, condividendo esperienze e soluzioni comuni alle sfide che affrontiamo ogni giorno. Ad esempio, nell’ambito del progetto SURFIT, che fa riferimento al programma europeo Driving Urban Transition, il Comune di Trento si pone l’obiettivo di attuare transizioni alimentari urbane sostenibili, offrendo strumenti e conoscenze per favorire innovazioni sociali, tecnologiche e organizzative legate all’economia circolare del cibo. Beneficerà, inoltre, del metodo del Food Lab “Nutrire Trento”, dello scambio di esperienze e della crescita delle competenze verso la definizione di una Food Policy.»
Quali benefici porteranno i progetti europei a cui Trento partecipa, con riferimento alla transizione energetica, alla trasformazione digitale e allo sviluppo delle smart cities?
«Questi ambiti sono diversi ma tutti collegati: la transizione energetica ci aiuta a ridurre consumi e impatti ambientali; la trasformazione digitale ci permette di rendere più efficienti i servizi e più accessibile la partecipazione dei cittadini; le smart cities sono il punto d’incontro di queste dimensioni, in cui tecnologia, sostenibilità e qualità della vita si intrecciano. Penso a Trento come a una città capace di sperimentare, di innovare, ma soprattutto di mettere al centro il benessere delle persone. Porto alcuni esempi. Il Comune di Trento partecipa a due progetti cofinanziati dall’Unione Europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility – Verkko e Tisgrade – iniziative strategiche in ottica smart city perché consolidano l’impegno dell’Amministrazione per una mobilità urbana più efficiente, sicura e sostenibile. Tra gli interventi previsti rientrano il monitoraggio in tempo reale dei parcheggi di attestamento, l’estensione del controllo automatico dei passaggi con il semaforo rosso, il tracciamento del transito delle merci pericolose sul territorio comunale e l’aggiornamento dei sistemi informativi per una migliore integrazione con le piattaforme digitali provinciali e autostradali. Mentre all’interno della rigenerazione del comparto “ex facoltà di Lettere”, con il progetto europeo InCube di cui il Comune di Trento è partner in collaborazione con FBK, si sta facendo un lavoro importante destinato a far diventare quel luogo il nuovo Polo Impresa Cultura Innovazione, puntando anche alla transizione energetica grazie a soluzioni innovative per la gestione sostenibile degli edifici. È previsto infatti l’utilizzo di impianti a energia rinnovabile con l’installazione di due pompe di calore geotermiche e la realizzazione di un campo geotermico con 20 sonde a circuito chiuso, collocate nel parco pubblico senza impatto estetico. In parole semplici, l’intervento ridurrà le emissioni e renderà l’edificio un modello pilota di sostenibilità.»
Quanto è rilevante collegare le politiche di una piccola città alpina come Trento alle strategie e agli indirizzi dell’Unione Europea, in particolare nelle aree di Sua competenza?
«È fondamentale. Trento è una città alpina, praticamente di confine, con le sue specificità, ma le sfide che viviamo sono globali: la crisi climatica, l’uso delle risorse naturali, la digitalizzazione. Collegarsi all’Europa significa non solo avere accesso a risorse, ma soprattutto entrare in un orizzonte più ampio, che ci aiuta a dare coerenza e direzione alle scelte locali. Un esempio concreto è il progetto Selina, finanziato da Horizon Europe, che vede il Comune di Trento come partner. L’obiettivo è fornire strumenti e dati scientifici utili per proteggere, ripristinare e gestire in modo sostenibile e climaticamente neutro gli ecosistemi urbani ed europei entro il 2030. Il progetto sviluppa indicatori e modelli per misurare biodiversità e servizi ecosistemici, offrendo così basi solide per decisioni pubbliche più efficaci. A Trento, Selina si traduce in un percorso molto concreto che ha portato a un Piano del Verde. Questo strumento permette di gestire con maggiore consapevolezza e lungimiranza gli spazi verdi cittadini, integrando le conoscenze europee con i bisogni locali. È un chiaro esempio di come anche una piccola città alpina possa diventare laboratorio di innovazione, contribuendo agli obiettivi dell’UE e, allo stesso tempo, beneficiando delle competenze e delle risorse che l’Europa mette a disposizione.»
Di recente, Lei ha visitato Kempten, città gemellata con Trento. Quali spunti possono emergere dal confronto con le città gemellate, e quale valore aggiunto possono portare queste relazioni?
«La visita a Kempten è stata un’occasione preziosa. Le città gemellate non sono soltanto partner istituzionali, ma comunità con cui condividere percorsi di lungo periodo. Dal confronto emergono idee concrete – penso ad esempio alle politiche per l’energia, la mobilità e la gestione dei rifiuti – ma soprattutto si rafforza il senso di appartenenza a un’Europa che si costruisce dal basso, a partire dai territori e dalle relazioni tra cittadini. A Kempten ho potuto conoscere da vicino i progetti di gestione della raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nell’Alta Algovia e nel distretto di Landau. Tra i progetti più interessanti c’è Re-Use, un sistema efficiente di recupero e rivendita di beni ancora in buono stato attraverso negozi del riuso molto frequentati, che unisce economia circolare e inclusione sociale, offrendo opportunità lavorative a persone fragili. Una curiosità: a gestire e coordinare i lavori del centro riuso di Kempten è un giovane trentino che vive in Germania con la moglie, originario di Borgo Valsugana, Raffaele Galvan. Queste esperienze ci permettono di riflettere su come affrontare in modo integrato i temi della sostenibilità ambientale e sociale, con spunti utili anche per Trento, dove la chiusura del ciclo dei rifiuti è una sfida centrale nel nuovo Piano provinciale. Allo stesso tempo, la reciprocità dello scambio è un valore. È proprio in questa condivisione concreta di buone pratiche che le relazioni tra città gemellate trovano il loro pieno significato.»