Il 13 ottobre 2025, il Comitato europeo delle regioni ha pubblicato la sesta edizione della sua Relazione annuale dell'UE sullo stato delle regioni e delle città. Questa relazione offre una panoramica completa delle sfide più urgenti che i territori europei devono affrontare, insieme a soluzioni locali che orientano le decisioni politiche per il futuro dell'Unione.
In linea con le nuove priorità politiche del CdR per il periodo 2025-2030, la relazione annuale 2025 fa il punto su come le regioni e le città percepiscono e rispondono alla crisi climatica ed energetica, alla transizione demografica, alle esigenze di investimento, alla loro futura competitività e alla preparazione alle crisi future. La relazione sottolinea inoltre il ruolo fondamentale degli enti locali e regionali nel realizzare le trasformazioni a lungo termine dell'Europa e nel costruire un'Unione più coesa, resiliente e unita.
Tra le sfide emergenti, quest'anno l'edilizia abitativa si distingue come una preoccupazione crescente per i cittadini, sia per le città che per le regioni. Come mostra il rapporto annuale, la sfida abitativa è strutturale e incide sulla coesione territoriale, sulla competitività economica e sul benessere di milioni di cittadini europei.
Inoltre, quest'anno la pubblicazione della relazione annuale coincide con il dibattito sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034. In questo contesto, il CdR è pronto a sostenere un bilancio che dia potere alle regioni e alle città, rafforzi la solidarietà territoriale e garantisca che nessun luogo o persona venga lasciato indietro. Allo stesso tempo, il Comitato sottolinea anche il rischio di rinazionalizzazione e centralizzazione delle politiche dell'UE, in particolare per quanto riguarda i finanziamenti per la coesione, e invoca un'Unione costruita dal basso, in cui gli enti locali e regionali non siano solo attuatori, ma anche co-creatori del futuro dell'Europa.
Punti salienti della relazione annuale 2025
1. Regioni e città assieme all’UE, sono il livello di governo che gode di maggior fiducia da parte dei cittadini. Infatti, tali soggetti istituzionali sono responsabili di 2/3 degli investimenti pubblici e giocano un ruolo chiave nell’implementazione sul campo del 70% della legislazione UE. Il prossimo QFP delineerà l’Europa del futuro e ciò rifletterà l’importanza di questo livello di governo, che opera a diretto contatto con le comunità locali.
2. Le regioni europee sono cruciali per la trasformazione industriale. Il rinnovamento del mercato Unico dell’UE e l’implementazione del Patto dell’industria pulita richiedono un approccio basato sui territori e strategie decentralizzate per l’energia e l’innovazione.
3. L’attuale Fondo per la transizione giusta mobilita 27 milioni di euro in 96 territori. Ciò permette alle regioni di affrontare la riqualificazione, la diversificazione economica e la coesione sociale. Tuttavia, la nuova proposta QFP eliminerebbe l'obiettivo di una transizione giusta, mentre al suo posto è necessario ampliare l'ambito attuale per includere le regioni con industrie ad alta intensità energetica e di emissioni.
4. L’UE si trova ad affrontare un gap abitativo di 2,3 milioni di abitazioni all’anno. Il 10,6% di cittadini europei nelle aree urbane ed il 6,6% nelle aree rurali è sovraccaricato dai costi delle abitazioni, mentre 1,2 milioni sono completamente senzatetto. Le regioni e le città hanno urgente bisogno di un maggiore sostegno da parte dell'UE per colmare il divario di investimenti nel settore immobiliare, stimato a 270 miliardi di euro all'anno.
5. Le regioni stanno affrontando una pressione crescente dei fenomeni climatici estremi, così come un aumento previsto del 40-80% di siccità nel Sud Europa entro il 2050. Allo stesso tempo, le inondazioni hanno causato danni stimati in 18 milioni di euro solo nel 2024. In un momento in cui il programma LIFE rischia di avere una discontinuità, le città e le aree rurali necessitano di maggiori investimenti UE in soluzioni basate sulla tutela del paesaggio naturale e in sistemi idrici circolari.
6. 47 milioni di europei non sono attualmente in grado di riscaldare le proprie abitazioni adeguatamente. Questo dato è drammaticamente aumentato dal 2020. Contestualmente, sempre più regioni devono combattere contro gli alti costi di refrigerazione durante la stagione estiva. La Politica di Coesione necessita di una continua allocazione dei fondi a favore dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per mitigare l’impatto della crisi energetica sulle popolazioni più vulnerabili.
7. Il 60% degli Europei si sentono impreparati alle emergenze ed ai disastri. D’altra parte, la preparazione della popolazione in generale è essenziale per aumentare la prontezza di intervento dell’UE sia civile che militare. La nuova agenda sulla sicurezza e la difesa dell’UE richiede maggiori investimenti nelle regioni e nelle città, sia come primi risponditori alle crisi che come presidi di difesa dei distretti industriali e degli ecosistemi di sicurezza.
8. Due regioni su tre nell’UE (NUTS livello 3) vedranno un calo demografico entro il 2050, che colpirà soprattutto quattro regioni rurali su cinque, ma solo due su cinque nelle regioni urbane. In un momento in cui vi è grande incertezza sul futuro del programma FSE+, l’UE necessita di rafforzare le sue politiche socio-economiche per aiutare le regioni nella loro transizione demografica.
9. La spesa in servizi pubblici nell’UE è crollata dal 9,5% del PIL nel 1995 al 5,9% nel 2023. L’accesso ai servizi pubblici essenziali è diventato una preoccupazione chiave per i cittadini europei, specialmente nelle aree rurali e periferiche. Con lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, le regioni hanno bisogno di un sostegno mirato da parte dell’UE per mantenere i servizi di interesse generale e le infrastrutture essenziali.
10. Il tasso di occupazione femminile rimane 10 punti percentuali inferiore a quello maschile. Nella regioni meno sviluppate le differenze superano il 20%. Questi dati salienti richiedono finanziamenti mirati, infrastruttura di cura (l'insieme di politiche, risorse, servizi e strutture, sia fisiche che immateriali, che supportano la cura delle persone e delle comunità) ed una governance inclusiva. Colmare il gap occupazionale di genere potrebbe aumentare il PIL di 3.150 miliardi entro il 2050.
Fonte: Comitato europeo delle regioni – Commissione europea - Ufficio pubblicazioni